Il Papa rimuove il capo delle guardie svizzere

R.it

03 dicembre 2014

Il colonnello Anrig dovrà lasciare entro la fine di gennaio. Alcuni accusano: Bergoglio non ha gradito che si sia fatto costruire una casa sopra la caserma. Francesco ha ricevuto il procuratore di Santo Domingo per il caso Wesolowski: sulla pedofilia “non si deve mai ostacolare la verità”

CITTÀ DEL VATICANO – Nuovo cambio della guardia in Vaticano. Stavolta Papa Francesco rimuove il comandante delle 084538844-8afc692b-692e-48e6-8937-669f020133c0Guardie svizzere. Bergoglio, come riporta l’Osservatore romano, ha disposto che il colonnello Daniel Rudolf Anrig, comandante del corpo della Guardia svizzera pontificia, termini il suo ufficio il 31 gennaio 2015, alla conclusione della proroga concessa dopo la fine del suo mandato quinquennale.                                                                                  (afp)

La notizia arriva inattesa e il metodo utilizzato appare irrituale. Appena quattro righe di comunicato. Altrettanto irrituale, il saluto dello stesso corpo delle Guardie svizzere con un post sulla pagina Facebook.
Anrig – 40 anni, quattro figli, la fama di essere un capo molto rigido – era stato scelto sei anni fa da papa Benedetto. Ma Francesco l’aveva riconfermato nel suo incarico qualche giorno dopo l’elezione. Poi qualcosa deve essersi rotto nel rapporto. In particolare, si parla di un’insofferenza di Bergoglio per la disciplina militare imposta dal colonnello. Francesco ha conosciuto il mondo delle guardie svizzere da vicino. Per altri, il Papa non avrebbe gradito che Anrig si sia fatto fare un grande appartamento sopra la caserma.

Francesco al procuratore di Santo Domingo: “Mai ostacolare la verità sui casi di pedofilia”. Il Papa ha voluto mandare un messaggio chiaro circa le indagini sulla pedofilia che coinvolgono l’ex nunzio apostolico Jozef Wesolowski e che avevano portato al suo clamoroso arresto in Vaticano. Nelle inchieste sugli abusi sessuali commessi da ecclesiastici sui minori “non si deve mai ostacolare la ricerca della verità”, ha ribadito Bergoglio incontrando oggi Francisco Dominguez Britoil, procuratore di Santo Domingo che si trova in Vaticano per le rogatorie relative al caso Wesolowski. Inizialmente era emersa l’ipotesi che la Repubblica Dominicana, che aveva aperto un’indagine sul nunzio, avesse chiesto l’estradizione al Vaticano.

 

Il monsignore polacco è stato condannato lo scorso luglio in primo grado alla riduzione allo stato laicale, ed è in attesa di giudizio da parte del tribunale della Città del Vaticano per le accuse di stupro e abusi sessuali sui minori commessi a Santo Domingo quando era nunzio apostolico.

 

“Sua Santità il Papa Francesco ha espresso al procuratore generale della Repubblica dominicana l’importanza che prevalga sempre la verità e che le istituzioni di entrambe le giurisdizioni agiscano con piena libertà e dentro il quadro delle norme”, ha affermato il procuratore dominicano in una dichiarazione diffusa anche dal portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi.

 

Dopo il viaggio in Turchia dei giorni scorsi, il Papa ha ribadito, salutando i partecipanti al III summit dei Leader cristiani e musulmani promosso dal dicastero per il dialogo interreligioso guidato dal cardinale Jean Louis Tauran, la necessità del dialogo con le altre fedi e in particolare con l’Islam. L’incontro, per il Papa, contribuisce “a rendere più forte la nostra fratellanza”.

 

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