Bologna, inchiesta sulle cospicue proprietà della Chiesa:un patrimonio di oltre 1200 immobili!!!

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Una Chiesa segreta,occulta,nascosta,inimmaginabile:culti pagani,genocidi,morti bianche,relazioni pericolose,pedofilia.Alla scoperta dello Ior,la banca vaticana e delle ricchezze di una Chiesa,sempre più lontana dagli insegnamenti di Gesù

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E’ giunta alla terza puntata l’inchiesta, condotta da Eleonora Capelli e pubblicata da Repubblica, sulle proprietà immobiliari della Chiesa cattolica a Bologna.Il quadro d’insieme è impressionante, e conferma anche sotto le Due Torri come la Chiesa cattolica sia indiscutibilmente il primo proprietario immobiliare italiano (in un mercato dove, peraltro, i prezzi del mattone sono tra i più alti del mondo). Il problema sollevato ieri dal circolo UAAR di Bologna (perché il Comune finanzia, con i soldi di tutti i cittadini, l’attività edilizia del più grande immobiliarista in circolazione) assume dunque ancora più risalto.
Case, negozi, campi sportivi, cinema. Il patrimonio immobiliare della Curia

Un patrimonio immobiliare di oltre 1.200 tra case, negozi, uffici, box e garage, campi sportivi e teatri. Una specie di “città nella città” a Bologna di proprietà della Chiesa, in una selva di parrocchie, confraternite, congregazioni, missioni, fondazioni, opere diocesane, seminari. In una lunga storia di lasciti, donazioni e benefici, il numero di case, negozi e garage ha superato quello delle parrocchie e delle chiese, che in città sono un centinaio. In tutta la diocesi, che comprende anche la provincia, le parrocchie sono più di 400, mentre le chiese sono quasi il doppio. Solo a Bologna, più di 60 edifici, tra cui l´unica abitazione schedata dal catasto come «signorile», sono di proprietà diretta dell´Arcidiocesi, mentre molte case e negozi fanno capo all´Istituto per il sostentamento del clero.

Tutto il resto viene gestito direttamente da parrocchie, conventi e fondazioni varie. «Noi facciamo investimenti per trasformare questo grande patrimonio in un reddito per i sacerdoti – spiega il direttore dell´istituto per il sostentamento del clero, l´ingegner Silvano Beghi – ma comunque non riusciamo a coprire per intero il sostentamento dei nostri parroci. Ci sono circa 500 parroci nella diocesi bolognese, con uno “stipendio” attorno ai 900 euro mensili. I proventi dell´amministrazione di case e negozi noi li giriamo direttamente alla sede di Roma, che poi provvede a integrarli con i fondi dell´8 per mille alla chiesa cattolica. Gli affitti da soli non basterebbero. Del resto noi abbiamo fatto la scelta di non gestire direttamente ad esempio case di cura, come invece avviene in altre parti d´Italia».

Le proprietà bolognesi, tra l´altro, sono solo la punta dell´iceberg: in provincia è frequente il caso di casolari e tenute lasciate in eredità alla chiesa. «Spesso queste case che prevederebbero grossi lavori di restauro – spiega Beghi – vengono messe all´asta perché richiederebbero un investimento troppo alto». In questo momento sono 4 le proprietà in vendita sul sito http://www.idscbo.it.

Ma anche in città la “ragnatela” delle proprietà ecclesiastiche è capillare. Le abitazioni costituiscono la fetta maggiore: case e appartamenti sono poco meno di 600, la stragrande maggioranza di categoria “economica” e 12 definite “popolari” di proprietà dell´Arcidiocesi, in pieno centro storico. Le proprietà risalgono in gran parte alle parrocchie, oltre agli appartamenti in dotazione ai religiosi, alle confraternite di frati e un importante lotto in via Calindri appartiene al Seminario arcivescovile di Faenza. Spesso collegati alle abitazioni, anche se autonomi, quasi 140 magazzini e cantine e più di 100 tra box e posti auto.

Al secondo posto nel patrimonio immobiliare della Chiesa a Bologna ci sono gli uffici, con più di 70 studi diffusi sia in centro che in periferia e i negozi. Anche le attività commerciali ospitate in locali della Chiesa sono più di 70, e non si tratta solo di esercizi che vendono paramenti religiosi o libri di materia confessionale, ma anche veri punti di riferimento dello shopping cittadino.

Anche in piena crisi delle vocazioni, restano come monumenti di una storia millenaria conventi, seminari e collegi che sotto le Due Torri sono più di 90. Rientra in questa categoria lo studentato “Duns Scoto” che risulta un albergo nelle definizioni del catasto. Infine la presenza è forte anche nel settore della cultura, con 13 tra cinema e teatri e nello sport, che conta una rete di 30 esercizi sportivi «senza fini di lucro» e 3 con finalità commerciali.
Dalla profumeria alla banca al ristorantetutte proprietà della Curia
Un patrimonio immobiliare di oltre 1.200 tra case, negozi, uffici, box e garage, campi sportivi e teatri. Una specie di “città nella città” a Bologna di proprietà della Chiesa, in una selva di parrocchie, confraternite, congregazioni, missioni, fondazioni, opere diocesane, seminari. In una lunga storia di lasciti, donazioni e benefici, il numero di case, negozi e garage ha superato quello delle parrocchie e delle chiese, che in città sono un centinaio. In tutta la diocesi, che comprende anche la provincia, le parrocchie sono più di 400, mentre le chiese sono quasi il doppio. Solo a Bologna, più di 60 edifici, tra cui l´unica abitazione schedata dal catasto come «signorile», sono di proprietà diretta dell´Arcidiocesi, mentre molte case e negozi fanno capo all´Istituto per il sostentamento del clero. Tutto il resto viene gestito direttamente da parrocchie, conventi e fondazioni varie. «Noi facciamo investimenti per trasformare questo grande patrimonio in un reddito per i sacerdoti – spiega il direttore dell´istituto per il sostentamento del clero, l´ingegner Silvano Beghi – ma comunque non riusciamo a coprire per intero il sostentamento dei nostri parroci. Ci sono circa 500 parroci nella diocesi bolognese, con uno “stipendio” attorno ai 900 euro mensili. I proventi dell´amministrazione di case e negozi noi li giriamo direttamente alla sede di Roma, che poi provvede a integrarli con i fondi dell´8 per mille alla chiesa cattolica. Gli affitti da soli non basterebbero. Del resto noi abbiamo fatto la scelta di non gestire direttamente ad esempio case di cura, come invece avviene in altre parti d´Italia». Le proprietà bolognesi, tra l´altro, sono solo la punta dell´iceberg: in provincia è frequente il caso di casolari e tenute lasciate in eredità alla chiesa. «Spesso queste case che prevederebbero grossi lavori di restauro – spiega Beghi – vengono messe all´asta perché richiederebbero un investimento troppo alto». In questo momento sono 4 le proprietà in vendita sul sito http://www.idscbo.it. Ma anche in città la “ragnatela” delle proprietà ecclesiastiche è capillare. Le abitazioni costituiscono la fetta maggiore: case e appartamenti sono poco meno di 600, la stragrande maggioranza di categoria “economica” e 12 definite “popolari” di proprietà dell´Arcidiocesi, in pieno centro storico. Le proprietà risalgono in gran parte alle parrocchie, oltre agli appartamenti in dotazione ai religiosi, alle confraternite di frati e un importante lotto in via Calindri appartiene al Seminario arcivescovile di Faenza. Spesso collegati alle abitazioni, anche se autonomi, quasi 140 magazzini e cantine e più di 100 tra box e posti auto.Al secondo posto nel patrimonio immobiliare della Chiesa a Bologna ci sono gli uffici, con più di 70 studi diffusi sia in centro che in periferia e i negozi. Anche le attività commerciali ospitate in locali della Chiesa sono più di 70, e non si tratta solo di esercizi che vendono paramenti religiosi o libri di materia confessionale, ma anche veri punti di riferimento dello shopping cittadino. Anche in piena crisi delle vocazioni, restano come monumenti di una storia millenaria conventi, seminari e collegi che sotto le Due Torri sono più di 90. Rientra in questa categoria lo studentato “Duns Scoto” che risulta un albergo nelle definizioni del catasto. Infine la presenza è forte anche nel settore della cultura, con 13 tra cinema e teatri e nello sport, che conta una rete di 30 esercizi sportivi «senza fini di lucro» e 3 con finalità commerciali.

Dalla profumeria alla banca al ristorantetutte proprietà della Curia

Ristoranti, banche, gioiellerie, bar, negozi di gastronomia, profumerie, saloni di parrucchieri, ma anche ferramenta, tabaccai e un fornitore di gas Gpl per uso domestico. Nel “portafoglio clienti” della Chiesa, in affitto in più di 100 locali di proprietà degli enti religiosi, non manca quasi nessuna categoria commerciale. Non ci sono solo le librerie specializzate come le Edizioni Paoline e la libreria Dehoniana, non ci sono solo negozi di commercio equo e solidale, ma tutti i tipi di esercizi. A partire dagli esempi più eclatanti, che ancora dichiarano nei dettagli architettonici un passato di devozione, a confronto con un presente più “secolare”. È il caso della profumeria Limoni di via D´Azeglio 30, ancora proprietà dell´Arcidiocesi di Bologna e data in affitto alla catena di profumerie, realizzata nella ex chiesa Santa Maria Rotonda dei Galluzzi, di origine romanica e poi restaurata nel ‘500.

La chiesa sconsacrata è solo l´ultima propaggine di un vasto complesso che parte dalla basilica di San Petronio. Praticamente nel “retro” di una delle chiese più grandi d´Italia, c´è la sede della Banca di Bologna, che ha la direzione in piazza Galvani 4, sempre in affitto dall´Arcidiocesi. I locali di questa corte medievale sono quasi tutti di proprietà della Chiesa, come il laboratorio orafo Sancini, dove l´artigiano che realizza pezzi unici sospira: «Magari fosse mio». Tra le banche che hanno preso in affitto beni ecclesiastici, anche la filiale della Banca popolare del commercio e dell´industria in via Murri 77, che risponde all´Opera diocesana carità della verità per l´apostolo del Santo Vangelo.

Attorno alla chiesa di San Francesco, molti negozi sono di proprietà dei frati. Il salone di parrucchieri «Bulli e Pupe», i cui proprietari versano l´affitto ai francescani, come la ferramenta di Davide Alberighi in piazza Malpighi e il vicino negozio di orologi. Anche la gastronomia è ben rappresentata: dal ristorante «Pane e Panelle» in via San Vitale, che affitta i locali della parrocchia di Santa Maria della pietà e il negozio di gastronomia «La Bottega di via Montegrappa» che fa riferimento alla parrocchia dei santi Gregorio e Siro. Completano il quadro molti bar, tabaccai e ricevitorie del lotto, oltre a un rivenditore di Gpl in via Toscana.
Curia, si arriva a tremila proprietàgrazie alle fondazioni

La galassia immobiliare della Chiesa a Bologna si espande al moltiplicarsi di fondazioni, istituti e congregazioni, fino a sfiorare le tremila unità. Solo la Fondazione Cardinale Giacomo Lercaro, ente autonomo, ha un patrimonio di 120 tra case, negozi e magazzini, mentre la Fondazione Gesù Divino Operaio conta più di 140 tra appartamenti, box, posti auto, tettoie. L´opera diocesana per la conservazione e preservazione della fede ha 95 proprietà, mentre i frati minori ne raccolgono più di cinquanta. Un fiume che si divide in mille rivoli, tra parrocchie, enti, fraternità e istituti.

Le proprietà delle parrocchie in gran parte sono state raccolte dall´Istituto diocesano per il sostentamento del clero che raccoglie oltre 370 immobili solo sotto le Due Torri. Case e negozi che, dati in affitto o messi all´asta, si trasformano in risorse per dare uno stipendio ai sacerdoti. Ma poi ogni parrocchia ha conservato qualche casa o qualche negozio, al di là delle strutture sportive e degli oratori. In una classifica bolognese dei santi più ricchi, al primo posto si piazzano Savino e Silvestro. La parrocchia a loro intitolata, a Corticella, raccoglie 65 locali di ogni genere, e supera quella di San Paolo di Ravone, in via Andrea Costa, ferma a quota 39. Le proprietà delle altre parrocchie restano nell´ordine di qualche decina, come quella dedicata ai santi Gregorio e Siro, che ne ha 15, come la chiesa dedicata a Bartolomeo e Gaetano. Solo San Giovanni in Monte svetta a quota 27.

Un po´ sopra il livello di capillare diffusione del territorio, l´Arcidiocesi che si vede intestate 64 proprietà, prima della chiesa di san Petronio che ne ha 41 e il Collegio missionario per le missioni dei sacerdoti del sacro cuore di Gesù che ne ha 43. Un capitolo a parte è quello dei seminari: a Bologna oltre a quello arcivescovile che ha 32 locali, tutti nell´area di San Michele in Bosco, c´è anche la presenza importante di quello faentino. Al seminario vescovile di Faenza sono infatti intestati 47 locali in via Calindri, tra cui alcuni negozi e una ricevitoria del lotto.

Quei tre milioni di Ici virtualiche arriverebbero dalla Chiesa

La galassia immobiliare della Chiesa a Bologna si espande al moltiplicarsi di fondazioni, istituti e congregazioni, fino a sfiorare le tremila unità. Solo la Fondazione Cardinale Giacomo Lercaro, ente autonomo, ha un patrimonio di 120 tra case, negozi e magazzini, mentre la Fondazione Gesù Divino Operaio conta più di 140 tra appartamenti, box, posti auto, tettoie. L´opera diocesana per la conservazione e preservazione della fede ha 95 proprietà, mentre i frati minori ne raccolgono più di cinquanta. Un fiume che si divide in mille rivoli, tra parrocchie, enti, fraternità e istituti. Le proprietà delle parrocchie in gran parte sono state raccolte dall´Istituto diocesano per il sostentamento del clero che raccoglie oltre 370 immobili solo sotto le Due Torri. Case e negozi che, dati in affitto o messi all´asta, si trasformano in risorse per dare uno stipendio ai sacerdoti. Ma poi ogni parrocchia ha conservato qualche casa o qualche negozio, al di là delle strutture sportive e degli oratori. In una classifica bolognese dei santi più ricchi, al primo posto si piazzano Savino e Silvestro. La parrocchia a loro intitolata, a Corticella, raccoglie 65 locali di ogni genere, e supera quella di San Paolo di Ravone, in via Andrea Costa, ferma a quota 39. Le proprietà delle altre parrocchie restano nell´ordine di qualche decina, come quella dedicata ai santi Gregorio e Siro, che ne ha 15, come la chiesa dedicata a Bartolomeo e Gaetano. Solo San Giovanni in Monte svetta a quota 27. Un po´ sopra il livello di capillare diffusione del territorio, l´Arcidiocesi che si vede intestate 64 proprietà, prima della chiesa di san Petronio che ne ha 41 e il Collegio missionario per le missioni dei sacerdoti del sacro cuore di Gesù che ne ha 43. Un capitolo a parte è quello dei seminari: a Bologna oltre a quello arcivescovile che ha 32 locali, tutti nell´area di San Michele in Bosco, c´è anche la presenza importante di quello faentino. Al seminario vescovile di Faenza sono infatti intestati 47 locali in via Calindri, tra cui alcuni negozi e una ricevitoria del lotto.

FONTI

http://bologna.repubblica.it/

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